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DANNI da METALLI in Bocca
Un nuovo clamoroso caso di danni da
elettrogalvanismo denunciato da una donna siciliana.
Un'ulteriore
dimostrazione di come attualmente si sottovalutino i potenziali danni che
i materiali utilizzati in odontoiatria possono provocare alla salute e
dell'atteggiamento omertoso che in alcuni casi i medici tengono, almeno
nei casi che qui andremo a denunciare. È il secondo caso che ci capita di
trattare relativamente ai danni che i materiali utilizzati in odontoiatria
sono in grado di provocare e le circostanze in cui si è verificato sono
una lampante dimostrazione di come si tratti di un argomento molto
scottante e che pur coinvolgendo la salute dei cittadini viene ad essere
messo sotto silenzio. In entrambi i casi, portati alla luce anche da Italiasalute.it, ad essere danneggiate sono state due donne che lavorano nel settore sanitario.
Nel caso più recente, la donna danneggiata è niente meno che laureata in
medicina, pediatra, per cui le sue accuse, nei confronti di un collega
pari grado, peraltro generico, hanno un valore e una credibilità
difficili da mettere in discussione.
Tra
i pochi a proporre una soluzione al problema della biocompatibilità delle
leghe metalliche utilizzate in odontoiatria c'è guarda caso una persona
che, pur priva di una laurea essendo un odontotecnico, è giunta a
realizzare una soluzione, oggetto di brevetto internazionale, frutto
dell'esperienza e della ricerca realizzate sul campo, la cui efficacia è
stata provata da uno studio condotto presso l'Università La Sapienza di
Roma. Si tratta dell'odontotecnico Rosario Muto, ed è proprio a lui che
la donna siciliana si è rivolta con una lettera dopo aver trovato delle
informazioni su internet, grazie allo spazio che è riuscito a ricavare su
Italiasalute.it ed altri siti web sensibili al tema.
Muto, che continua ogni giorno a ricevere telefonate, lettere, e documenti
di pazienti, ma anche di qualche operatore del settore interessato a
saperne di più, tiene a sottolineare che se nel caso della signora
siciliana la reazione dell'organismo ai metalli si è manifestata con
delle reazioni evidenti sul corpo, non è detto che in tutti coloro che
hanno in bocca materiali in grado di scatenare un processo di ionizzazione
non subiranno dei danni nel lungo termine meno visibili ma non meno
pericolosi e che nessun medico saprà o vorrà ricondurre al lavoro svolto
dal dentista. Muto arriva a ipotizzare che malesseri sempre più diffusi
come allergie, vari tipi di deficit immunitario, fino ad arrivare a tumori
e malattie autoimmuni siano da addebitare ai materiali tossici con cui
quotidianamente veniamo inconsapevolmente in contatto, e tra questi anche
quelli con i quali facciamo conoscenza una volta alzatici dalla poltrona
del dentista.
La pediatra siciliana, di cui omettiamo ovviamente le generalità, dopo
aver scritto a Muto la lettera che riportiamo sotto chiamandolo dottore,
non sappiamo se per errore o per il rispetto che un medico ha verso una
persona che per una volta si permette di dare dei consigli a lei, lo ha
chiamato al telefono ringraziandolo per averle aperto gli occhi su di un
problema di cui lei stessa non era a conoscenza. Non sappiamo se il medico
cui la pediatra si è rivolta abbia agito in buona fede, non conoscendo
cioè i danni cui la donna e le altre persone possono andare incontro,
oppure si sia accodato a quello che è probabilmente l'atteggiamento
generale in odontoiatria: sorvolare il problema in generale, e gestendo i
casi più gravi come questo con un atteggiamento che da una parte tende a
non riconoscere le proprie responsabilità, magari attribuendo quasi la
colpa alla reattività del paziente, e dall'altra tende a non mettere in
atto metodi preventivi volti se non altro a individuare i pazienti più a
rischio.
Ecco la lettera della pediatra siciliana: "Gentile Muto, ho letto con interesse qualche suo lavoro
circa le allergie ai metalli e ciò mi ha indotto a sottoporle il mio
problema. Da molti anni ero portatrice di uno scheletrato in metallo con
denti in resina. Circa 4 anni fa ebbi delle reazioni locali al petto nel
punto dove portavo una medaglia in lega. Tolsi tale medaglia e la reazione
locale scomparve ma ne iniziò una fastidiosissima alle braccia, gambe,
testa, collo, ascelle, e anche in parte al volto. Nel maggio 2003
sospettando che fosse dovuta ai metalli contenuti nello scheletrato
applico dei patch per la serie odontoiatrica e finalmente viene trovata
una positività al nichel dopo 72 ore di applicazione dei patch, una
lievissima e impercettibile reazione al palladio e una lieve pieghettatura
della cute all'argento ma le ultime due reazioni erano minime tali da
essere considerate negative. Nonostante abbia eseguito terapia con
cortisonici sia locali che per via sistemica e antistaminici con scarsi
benefici, le mie lesioni scomparvero del tutto solo dopo rimozione dello
scheletrato. Lo comunico al mio dentista di fiducia e decidiamo di fare
ben 9 impianti e lui mi dà sia la lega in oro giallo che avrebbe usato
sia la polvere di ceramica da saggiare insieme all'allergologo. Tutte le
prove sono assolutamente negative e diamo il via al lavoro.
Al momento di mettere la parte metallica vedo che il colore non è giallo
come i lingottini che mi aveva fatto testare ma color argento e alle mie
ripetute richieste di spiegazioni lui risponde che non aveva usato nessun
elemento di quelli che io avevo detto di non usare e la sua infermiera mi
dice che l'oro giallo in fusione diventa bianco.
Da novembre 2003 al
luglio 2004 ho solo una lievissima reazione nelle pieghe dei gomiti e
pochissimo alla nuca ma io lo attribuisco al fatto che all'IDI di Roma mi
rimisero a dieta libera e non priva di nichel quindi io assumevo
regolarmente cibi contenenti tale metallo e avevo ripreso a cucinare in
pentole di acciaio inox.
A luglio 2004 smetto di fumare e contemporaneamente di assumere singulair
(molecola attiva montelukast, un antileucotriene) che prendevo per la
mia asma, sarà stata sicuramente una coincidenza ma comincio lentamente a
riempirmi di lesioni in tutto il corpo, soprattutto addome, in pratica
dalle ascelle alle cosce.
Chiedo con gentilezza al mio dentista di ridarmi
la composizione del materiale usato per gli impianti ma senza nessuna
risposta e con il risultato che lui ha incominciato a negarsi al telefono
e la sua infermiera dopo mie ripetute sollecitazioni si è spazientita.
A tutt'oggi io non conosco la composizione di quanto è stato posizionato
nella mia bocca e per attenuare il fastidiosissimo bruciore delle mie
lesioni sono stata costretta ad assumere ciclosporina anche questa con
scarso beneficio. Le mie crisi sono caratterizzate da prurito, bruciore e
sono precedute da brividi e si accentuano quando ho anche una lievissima
sudorazione o bevo un po' di alcolici (sia vino che birra che liquori),
non risentono della terapia cortisonica e ho un po' di sollievo solo a
dosaggio doppio di antistaminici e solo dopo alcuni giorni di assunzione e
smessi i quali riprendo con i fastidi come e più di prima.
Le chiedo:
Se la mia allergia può
ancora una volta dipendere da metalli che ho in bocca, considerato che a
volte avverto uno strano sapore di "ferro".
Come posso fare a verificare ciò visto che il mio dentista a tutt'oggi
dopo quasi 2 anni non mi ha consegnato nulla a proposito né della
composizione del materiale né del tipo di impianti usati.
Come posso rimuoverli poiché un altro dentista contattato mi ha detto che
non può farlo visto che non conosce il tipo di viti e quindi non sa che
cacciavite usare.
Come posso fare a rintracciare almeno l'odontotecnico di cui conosco solo
il nome ed è di Messina perchè almeno lui mi dica cosa ha messo nei miei
denti.
Le allego inoltre una foto di un particolare delle mie lesioni che come le
lascio immaginare sono altamente fastidiose.
Certa di un sua risposta le invio i miei più cordiali saluti."
(firma
omissis)
Nel primo caso in ordine di tempo si trattava di una donna della Brianza,
la signora Cecchetto che continua a chiamare la nostra redazione chiedendo
aiuto. Si tratta di un'infermiera, e ciò non costituiva forse un caso
fortuito in quanto i malesseri della donna erano da addebitare con tutta
probabilità anche alle vaccinazioni subite per motivi professionali,
oltre che agli amalgami dentali che le erano stati impiantati. La donna è
in condizioni psicofisiche tali da non essere in grado di spedirci la
documentazione necessaria per raccontarlo. La difficoltà è anche legata
al fatto che la documentazione, come lei denuncia, le è stata addirittura
sottratta, con un contorno di denunce e minacce contro cui nulla hanno
potuto né i carabinieri né gli avvocati. Dopo un anno senza lavoro e i
risparmi spesi inutilmente per fare giustizia, la donna, che ci ha
permesso di fornire le sue generalità, è tornata a lavoro ma è stata
collocata in un ambiente, la sala di sterilizzazione, non adatta alle sue
condizioni per la presenza di sostanze che provocano in lei reazioni.
Secondo quanto siamo a fatica riusciti ad apprendere dalla signora, anche
i familiari si sono rivolti alla struttura sanitaria presso la quale ha
ripreso servizio per chiedere condizioni di lavoro più adatte alla
situazione altrimenti meritevole dello status di invalidità per cause di
servizio e per protestare per il trattamento subito. In risposta alle
lamentele di una famiglia colpita anche da un lutto impiegati della
struttura sanitaria avrebbero risposto che l'atteggiamento nei confronti
della signora è giustificato dalle denunce che lei ha affidato ai
tribunali.
Nelle poche confuse righe che è riuscita a farci avere l'anno scorso in
un momento migliore, la signora brianzola ha avuto la forza di affermare:
"attraverso la bocca con la loro professione, hanno distrutto la mia
vita. Sembrano degli intoccabili, ma anche loro sono perseguibili".
L'infermiera afferma di essersi sentita come "una cavia" nelle
mani del dentista. Ecco altri stralci delle sue dichiarazioni: "Perni
rimossi senza protezione", "polvere ovunque", "le
gengive ormai assumono un colore grigio. "la salivazione è orribile,
in più scarico materiale verdastro...". Lui si arrabbia, è
nervosissimo, le sue mani di fronte alle mie domande tremano, vibrano. Non
è la prima volta che noto tale comportamento...". "Parlo di
protocolli di rimozione etc. e lui mi dice: Sei pazza, stai zitta ! Te e
tutti quelli che sostengono questo...". Su di me lo sentivo dire,
rovinare una persona sana è un delitto... una già rovinata; qui si
fermava ( immagini io come potevo sentirmi in quei momenti con frasi del
genere) ... giuro... mai sentito un professionista affermare questo."
Come si può notare, in entrambi i casi c'è uno sconcertante
atteggiamento di medici e strutture sanitarie che arriva ad occultare la
documentazione e a farsi negare.
Tratto da:
http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=6845
By Vito Palombo
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Mi chiamo Adriana Battist e sono ammalata da
piu' di venti anni.
Ebbi la prima diagnosi di CFS "Sindrome
Fatica Cronica" soltanto nel 1999 e nel 2002
è stata accertata allergia al mercurio
odontoiatrico.
Allo scopo di aiutare i ricercatori, i medici di
base e le istituzioni, nell'interesse di tutti gli
ammalati che attendono lumi per ottenere cure
adeguate e riconoscimenti di stati invalidanti,
metto a disposizione la parte descrittiva della
mia sofferenza, che, come si vedrà, si svolse
parallelamente in percorso da identificare.
Per me sono trascorsi troppi anni e le conseguenze
sono ora IRREVERSIBILI.
Tuttavia ritengo doveroso sapere esattamente chi e
che cosa abbia cancellato 20 anni della mia vita.
Come si può leggere sul libro "Per errore
sono rimasta viva ?" è ipotizzabile che io
abbia descritto la sofferenza causata da 21 denti
devitalizzati (allergia al mercurio) e protesi
fisse che asfissiarono il cervello.
In molti siti web si parla del famigerato mercurio
e si allertano gli odontoiatri riguardo la sua
pericolosita' al contatto amalgama (sulle scatole
è presente in bella vista un teschio). Loro si
schermano e noi lo ingoiamo.
Un dossier di 100 pagine della Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS)
dichiara che le vittime a causa amalgama sono in
quantità notevole.
E' recente la notizia che in U.S.A., alcuni medici
odontoiatrici hanno finalmente vinto la causa e
possono liberamente parlare del mercurio. Prima
venivano loro chiusi gli studi.
L'Unione Europea al riguardo del mercurio
risponde:" Rivolgiti allo Stato
Sovrano...". Tuttavia è legge fatta; entro
il 2011 verranno eliminati i termometri causa
danno mercurio. La Norvegia che a suo tempo
rispose copiosamente alle mia domande, ha
bonificato tante persone con amalgami mercurio.
Ora essa stessa è divenuta "Europa
tace"!
Sono presenti su un altro sito Internet le
interpretazioni di un medico che, ospite della
trasmissione Report su Rai3 (vedi sito
amalgama), sostiene:"...in fondo in Italia
sono solo 300.000...".
Per quanto divulgare queste notizie sia
praticamente impossibile, dal 2004 mi sono
impegnata nella diffusione a TV nazionali e
private, giornali, medici, assessorato sanita',
assessorato della cultura di Torino e ai Diritti
ammalati e consumatori in UE di Brussel un CD che
testimonia il mio calvario, sia esso CFS o
MERCURIO. Ora il video è direttamente scaricabile
dal mio sito nella pagina "Il mio
video", e voglia essere promemoria ed invito
ai sofferenti afflitti da malattie sconosciute, a
volte purtroppo convertite facilmente in stati
depressivi.
Questo sito non ha lo scopo di proporre cure o di
dare indicazioni mediche, ma può soltanto dare
sostegno morale a chi vorrà scrivermi. So bene
quanto sia difficile trovare conforto a tale tipo
di sofferenza.
Personalmente mi chiedo se il mio caso non rivesta
un GRAVE ATTENTATO alla vita e successivo mancato
soccorso.
Pongo alle persone interessate ed ai responsabili
della Sanità questo quesito:
QUALE NESSO VI E' TRA LA SINDROME CFS E LA
ALLERGIA (CON CONSEGUENTE TOSSICITA') AL MERCURIO
ODONTOIATRICO ?
Attendo risposte da ricercatori, medici da base,
odontoiatri normali e bio (secondo le recenti
disposizioni sul diritto alla privacy).
Attendo testimonianze dagli ammalati di CFS e
vittime amalgama, con allegate anamnesi cliniche a
conferma diagnosi CFS e quant'altro inerente alle
vittime mercurio odontoiatrico (secondo le recenti
disposizioni sul diritto alla privacy).
Raggiunto un corposo fascicolo, sarà mio impegno
portare tali documentazioni a tutti i livelli
istituzionali italiani e europei.
Del resto queste battaglie sono diffuse in tutto
il mondo, e anche da noi che, purtroppo, siamo un
poco sparpagliati e mancanti di informazioni
giuste.
In Germania esiste già un associazione vittime
amalgami; in U.S.A. una petizione CFS online
lamenta tutte le problematiche che abbiamo in
Italia.
Sul web sono numerosi i siti relativi a queste
patologie, le cui informazioni vanno diffuse,
studiate ed allarmate giustamente per evitare che,
almeno i figli che verranno, non abbiano a vivere
simili desolanti sofferenze.
Se desiderate mettervi in contatto con me: e-mail:
hevite@tiscali.it
Fonte:
www.tusei-adrianabattist.org
Ricordiamo anche che
ogni
protesi introdotta in bocca
e/o nel corpo, che
contenga
leghe metalliche basate su legami
ossigeno, sono pericolose in quanto
l'ossigeno (potente ossidante) permette ai
metalli della lega il rilascio di
ioni che
sicuramente
interferiscono con le reazioni
biochimiche dell'organismo !
vedi:
Materiali Dentari
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